Cultura
La Tomba Brettia di Cariati

Il reperto è attualmente lasciato allo stato di incuria ma merita un maggiore riconoscimento come bene culturale
La ricerca archeologica calabrese ha sempre dato molto spazio ai reperti del mondo greco, tralasciando grandi e preziosi tesori della cultura bruzia. Uno di questi è la “Tomba Brettia” ubicata in mezzo ad un uliveto sulla collina detta “Cozzo del Salto” (in passato nota come “Pruìia”) presso il comune di Cariati, sulla costa ionica cosentina, su cui vennero riportati alla luce diversi oggetti antichi. Questo sepolcro fu rinvenuto casualmente il 31 dicembre 1978, in seguito alle operazioni di sbancamento di un terreno privato. Dopo alcune segnalazioni, l’Ufficio Scavi Sibari della Soprintendenza Archeologica della Calabria effettuò un nuovo scavo del monumento tra il 5 e il 9 febbraio del 1979. L’archeologo Pier Giovanni Guzzo, responsabile di diverse campagne archeologiche in Calabria, ha effettuato uno studio molto approfondito di questo reperto storico. In particolare, si tratta di una “tomba a camera” sotterranea risalente almeno al 330 a.C., di forma rettangolare, estesa su una superficie di 4,45×4,20 metri e con un corridoio lungo 1 metro e largo 84 centimetri. Le pareti hanno altezze difformi a causa della diversa pendenza del piano pavimentale: quella di fondo è alta 1,75 metri mentre quella a sud-ovest 1,90 metri. Le pareti sono state costruite con blocchi parallelepipedi di arenaria di varie dimensioni e riempite con scaglie di ciottoloni. La copertura consta di sei lastroni in arenaria bruna, che poggiano sulle pareti della camera. Intorno alla struttura si trova un vespaio di ciottoli fluviali, necessario per il drenaggio delle acque piovane. Dentro la tomba sono state scoperte due grosse pietre che, con molta probabilità, servivano a dividere la camera dal vicino corridoio, mentre altri due massi, posizionati sul lato più lungo, recintavano una sezione specifica nella quale fu deposto il corpo del defunto. Il tumulo è caratterizzato da ricche decorazioni: sulle pareti interne vi sono resti di intonaco, quasi del tutto scomparso, formato da uno strato più grossolano, presente sui blocchi, e da uno più sottile sovrapposto al primo; sulle pareti sud-orientali spiccava originariamente una colorazione rossa con fasce verticali gialle, nere e bianche; sulle restanti aree parietali, invece, erano evidenti altre tonalità cromatiche. Nel saggio “Per l’archeologia dei Brezi. Due tombe fra Thurii e Crotone” del 1980, Pier Giovanni Guzzo e Silvana Luppino hanno offerto una dettagliata descrizione del sepolcro e del corredo funebre in esso contenuto. La tesi avanzata dai due studiosi è che il morto doveva essere un individuo di alto lignaggio (un nobile o un guerriero) appartenente al popolo dei Brettii, che si separarono dai Lucani e costituirono una confederazione politica autonoma con capitale a Cosenza nel 356 a.C. Questi abitanti della Magna Grecia eressero vari insediamenti nel territorio di Cariati, dove giunsero tra il IV e il III secolo a.C. dedicandosi all’agricoltura e alla pastorizia. La loro eredità si aggiunse a quella bizantina, attestata tra il IX e il X secolo, e a quella della famiglia Ruffo che contribuì a fortificare la cinta muraria innalzata per proteggere il comune ionico. L’alta estrazione sociale del morto, posto in un recinto di ciottoli dentro la Tomba di Cariati, è testimoniata da vari oggetti di prestigio recuperati durante lo scavo, oggi conservati presso il Museo Archeologico Nazionale della Sibaritide. Vi sono una corona di bronzo dorato, formata da foglie di forma allungata e appuntita, e una corazza anatomica bivalve, vestita dal soldato brettio al momento della sepoltura, che copriva il collo e giungeva fino all’inguine ed era corredata da un elmo in bronzo, da due cinturoni rettangolari, da lance, da una spada falcata in ferro, da frammenti di spiedi e da alari in ferro, non attestati in corredi analoghi.

A ciò bisogna aggiungere altri oggetti in ceramica come una grande anfora apula a figure rosse, con scene dipinte su tutti i lati, una brocca ovoide ad alto collo con l’immagine di un Erote che insegue un volatile, un cratere a campana con la raffigurazione di figure rosse, vasi in vernice nera tra cui brocchette e vari skyphoi (vasi greci), un kantharos (coppa), una patera, piatti in ceramica acroma e un recipiente per bere in argento. Scoperta anche una moneta di Sibari, cioè un “Triobolo di Sibari del Traes”, che può essere datata al periodo tra la fondazione della IV Sibari e la costruzione della colonia panellenica di Thurii (444-3 a.C.). È in argento, presenta la figura di Poseidon con clamide sulla spalla e tridente nella mano destra sul dritto, mentre sul rovescio un toro rivolto a destra. Un sepolcro così ricco e decorato doveva servire al defunto guerriero, con tutta la sua armatura bronzea, per prepararsi bene al trapasso, assicurandosi un posto nell’Aldilà. La Tomba di Cariati testimonia la ricchezza culturale dei Brettii, che avevano continui contatti con il mondo esterno e assimilavano dettagli di altre civiltà. Questo sito, in gran parte nascosto e poco conosciuto se non agli esperti, contribuisce alla conoscenza della storia della nostra regione. Oggi, purtroppo, versa in uno stato di totale abbandono e incuria, oltre al fatto che la strada per raggiungerlo non è facilmente percorribile. Il reperto con le sue particolarità architettoniche e il meraviglioso paesaggio circostante dovrebbero essere più attenzionati da parte delle autorità locali, affinché l’intero sito diventi subito meta di attrazione turistica.