Chiese di Calabria
Mons. Rega sulla possibile apertura di un Cas a San Marco

Il dovere dell’accoglienza per una possibile decisione che sta decidendo la comunità
“Il Vangelo non può essere accolto in parte, a pezzi o solo quando non ci scomoda. Tra le altre cose, proprio nel Vangelo leggiamo che Gesù, insieme a Maria e Giuseppe, furono costretti alla fuga in Egitto. Gesù ha sperimentato nella sua carne cosa vuol dire essere profughi. Il Vangelo di Gesù Cristo ci apre all’accoglienza e anch’io, vorrei dirvi, a cuore aperto, non abbiate paura, perché chiunque accoglie lo straniero troverebbe nel testo biblico la giusta motivazione: «perché anche tu sei stato straniero» (Dt 10,19)”. A scriverlo, in una nota, mons. Stefano Rega, vescovo di San Marco Argentano – Scalea, in riferimento alla possibile apertura di un Cas a San Marco che ha diviso la popolazione. “Avverto per voi un amore paterno e insieme sento di non prendere posizione alcuna per l’una o l’altra parte politica in questa possibile contesa – scrive il presule sammarchese – ; avverto, invece, la responsabilità di dover essere «sentinella di Dio» per voi e di stare dalla parte di ogni uomo”.
Mons. Rega ha ricordato che “in questo mondo siamo tutti stranieri, qui solo di passaggio perché destinati alla nostra vera patria che è il cielo”. Per questo – ha proseguito – “non posso non dirvi che non bisogna avere paura del diverso, del povero sofferente, maltrattato e in fuga”. “Non solo non abbiate paura, ma vi dico di più – l’esortazione del Vescovo: se mai questa situazione dovesse verificarsi dovremmo saperla leggere tutti come una provocazione alla nostra fede e testimonianza cristiana”.
Così “si potrà svelare il volto sincero della fede del popolo di San Marco che sempre ha saputo accogliere e integrare nella nostra cultura questi nostri fratelli in difficoltà”. Del resto, ha ricordato mons. Rega, “ci sono interi paesi, di tradizione culturale albanese, qui accanto a noi che lo ricordano”. Per questo “non possiamo avere paura neppure se il provvedimento non fosse di natura temporanea. Anzi, sono certo che la carità e la fantasia di persone credenti e intelligenti potrebbero suggerire modi nuovi di essere cristiani in simili contesti”. Da ultimo, mons. Rega ha ricordato che “l’accoglienza verso questi nostri fratelli, ovviamente, va garantita con i canoni della dignità e dell’umanità, ma anche con il senso della carità cristiana che sa leggere nel volto del povero sofferente quello di Cristo”.