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Gli elleni giunsero sulle nostre coste e si relazionarono agli autoctoni in possesso delle proprie strutture geo-politiche 

Greci e italici costruiscono insieme un Mondo Nuovo nell’Italia Meridionale

La cultura del Sud vive dell’ibridazione tra più etnie, tradizioni, usi e costumi

Greci e italici costruiscono insieme un Mondo Nuovo nell’Italia Meridionale

Si intitola “Mondo nuovo: viaggio alle origini della Magna Grecia” (Rizzoli) il nuovo libro di Massimo Osanna, archeologo e direttore dei Musei Nazionali del Ministero della Cultura, nel quale viene tracciata la fitta rete di rapporti che lega le genti locali del Meridione d’Italia ai Greci, da cui dipende gran parte della nostra storia. Intorno all’VIII secolo a.C. la Grecia stava vivendo un periodo di forte espansione, sia dal punto di vista demografico che commerciale. Per le caratteristiche poco ospitali del territorio arido e montuoso della penisola greca, non sempre adatto alla nascita di nuovi centri abitati, numerose città iniziarono a svilupparsi fuori dai confini della madrepatria. L’insufficienza delle risorse economiche delle città greche spinse gli elleni a cercare nuovi insediamenti in aree potenzialmente ricche, e a fondare altrove comunità autonome indipendenti o colonie. I greci partirono dall’Egeo o da varie parti del mondo greco e navigarono in direzione del Mezzogiorno tra l’VIII e il V secolo a.C.  Il loro arrivo sconvolse gli assetti sociali e antropologici del Sud Italia, e ne orientò il riposizionamento geo-politico in direzione di una centralità mediterranea, in un’interazione costante e dinamica con l’Oriente. Misero piede prima in Basilicata, dove trovarono un territorio fertile e ricco di grano, in seguito si spinsero sulle coste del golfo ionico calabrese, dove fondarono le prime colonie, e poi sul versante orientale e meridionale della Sicilia. Si imbatterono in civiltà autoctone molto sviluppate e diverse, come gli lapigi in Puglia o gli Enotri sulla costa ionica, fra Basilicata e Calabria. Dal contatto reciproco fra di loro, mai scontato e per niente univoco, nacque un “mondo nuovo” nel quale il processo di “colonizzazione” che fu innescato – come sostiene Osanna - non va necessariamente inteso come forma di sottomissione di un popolo ad un altro, ma come un’ibridazione culturale che ha plasmato la storia della Magna Grecia. Questo “mondo nuovo” aperto e dinamico può essere storicamente ricostruito, ridando la parola agli oggetti muti, parlando dei personaggi che hanno attraversato il Sud e dei paesaggi che furono costruiti. Sulle ceneri di vari insediamenti del passato nacquero città come Taranto, Reggio Calabria, Crotone, ma anche località in seguito scomparse come Metaponto, ispirate al modello delle poleis greche. In Sicilia videro la luce Catania, Siracusa, Megara Iblea e Gela. Questa ellenizzazione del Sud Italia ebbe inoltre il suo baricentro nella necessità, da parte dei Greci, di lanciarsi nella ricerca di risorse alimentari e materiali, e di stabilire una propria posizione nei traffici mercantili. Già in epoca micenea, nel II millennio, i Greci si mossero tra il Mezzogiorno, la Sardegna e la Spagna per cercare metalli preziosi, intrattenendo una rete di relazioni commerciali in tutto il bacino del Mediterraneo. Vi sono materiali archeologici, soprattutto ceramici, rinvenuti nelle Eolie, ad Ischia, nella Puglia adriatica e nella Calabria ionica che testimoniano la frequentazione micenea del Meridione. Negli insediamenti della Sibaritide di Broglio di Trebisacce e a Torre Mordillo, nella piana del fiume Crati, è attestata la produzione locale di ceramica italo-micenea, che imita le forme e la tecnica dei modelli provenienti dall’Egeo. L’assimilazione dei costumi ellenici è visibile anche nella scoperta di oggetti esotici dentro le tombe degli italici, a cui questi ultimi, con molta probabilità, dovevano essere legati. Osanna riporta nel suo testo altri esempi degli influssi culturali greci sulla nostra civiltà. Nel IX secolo i greci dell’Eubea (isoletta intorno all’Attica) percorsero le rotte verso l’Italia e, mescolandosi sulle navi con i fenici, presero da questi ultimi vari elementi del loro alfabeto che incorporarono nella loro lingua, trasmettendo il risultato di questa commistione ai popoli stanziati in Italia. Portarono nelle nuove colonie anche la scrittura mentre, economicamente, introdussero l’uso del ferro e di altri metalli utili per dare impulso all’artigianato locale. Quello di Osanna è un lavoro avvincente sulla memoria degli oggetti, sulla materialità dei contatti, dei luoghi, sull’intreccio di paesaggi, persone e cose, sulla tradizione dei morti. Mobilità e incontri, connessioni e rapporti tra nativi e non nativi rappresentano il filo conduttore di tutta la sua descrizione e la base della nostra civiltà. Lo studioso prova a comunicare sulla carta la bellezza di parchi archeologici e di musei del Meridione, riprendendo esempi quali Sibari, Taranto, Metaponte, Paestum, Crotone, Venosa, Caulonia che sono sorti sulla scia di queste relazioni tra italici e greci. Il lavoro svolto si basa su un’attenta analisi di una ricca documentazione scientifica, che comprova questi incontri interetnici avvenuti nel medesimo spazio geografico, con maggiore o minore intensità.

 

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